I cow-boy della Silicon Valley. Bisogna aver paura di Google?

Il documentario francese “Faut-il avoir peur de Google?” (Bisogna avere paura di Google?) di Sylvain Bergère e Stéphane Osmont mostra l’ascesa inarrestabile del colosso Google, protagonista di tutto ciò che gravita intorno a internet: ricerche, webmail, mappe e foto satellitari, pubblicità, notizie eccetera.

Protagonisti della realizzazione del sogno americano americano Sergey Brin e Larry Page, brillanti studenti di stanford che nel 1998 cominciano ad elaborare da un garage di Palo Alto quello che sarà il motore di ricerca più usato al mondo e che li catapulterà dalla Silicon Valley a Wall Street. Il documentario analizza i diversi aspetti di una delle compagnie più influenti del panorama internazionale sotto vari aspetti: dalla dipendenza che crea il motore di ricerca negli studenti americani ossessionati dal cercare qualsiasi cosa con il proprio pc alla complicità della versione cinese di Google nella censura che il governo comunista impone ai contenuti della rete.
L’avventura dei due soci fondatori prende le tinte di una prosecuzione della stagione degli hippy, della creatività al potere, condita con lo spirito dei pionieri del west e un pizzico di cinismo del capitalismo protestante: “business is business”. Abbiamo chiesto al regista Sylvain Bergère cosa che lo ha spinto a realizzare questo documentario: “Quello che è diventato ora il colosso americano è spaventoso, ha davvero un potere impressionante. L’avventura di Sergey Brin e Larry Page è cominciata in maniera veramente positiva, due ragazzi che partendo da un garage vogliono cambiare il mondo. Ma oggi Google mi spaventa.”

Davide Di Santo da www.iltempo.it

Link all’articolo: http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/07/21/905144-della_silicon_valley_presentato_documentario_spiega_bisogna_avere_paura_google.shtml

La tv nella rete, quando internet entra nella fiction

Internet, oltre a cambiare le nostre abitudini quotidiane al lavoro come nel tempo libero, esercita una grande influenza nel mondo della comunicazione e anche il mondo della fiction televisiva non è immune dall’invasione di stili e linguaggi provenienti dal web.

Passati il clamore e la mondanità del Roma Fiction Fest, la manifestazione che in Italia presenta e anticipa le novità del mondo della produzione televisiva, si possono analizzare le diverse produzioni che hanno utilizzato linguaggi ibridati con quelli delle applicazioni più diffuse di internet o con materiale estrapolato dalla rete.

La casa di produzione italiana The Blog Tv (www.tbtv.it) ha presentato come eventi speciali nella sezione docu-fiction tre prodotti molto diversi tra loro ma uniti dal denominatore comune del materiale ‘user generated’, ovvero prodotto, girato e montato da utenti della rete. Il primo è “Citizen Report” (Rai Educational), un programma di stampo giornalistico che racconta temi di ampio respiro attraverso i video-racconti dei vloggers, ovvero degli utenti che mettono in rete filmati che usano i linguaggi del videogiornalismo per documentare e commentare un evento. In una puntata dedicata all’antipolitica e all’impegno civile si intrecciano i video pungenti ed ironici di due piazze virtuali, il V-Day di Beppe Grillo e le primarie del Partito Democratico e i commenti di blogger molto seguiti come Luca Sofri e Luca De Biase.

Il montaggio è veloce, conforme ai linguaggi della rete dove i filmati sono brevi e incisivi, molto diverso dal format “Mamme nella rete” (Discovery Real Time) in cui il ritmo rallenta e la telecamera da finestra sul mondo diventa un diario per registrare le proprie emozioni. Si tratta infatti di una trasmissione confezionata con i video-diari girati dalle donne della community www.mammenellarete.it  che raccontano la propria esperienza di maternità, allo stesso tempo ordinaria e straordinaria, come la storia inaspettata della lesbica che ha realizzato il proprio desiderio di diventare madre con un viaggio in Inghilterra.
Il contenitore Blister (All-Music) invece valorizza la parte più ludica della rete proponendo i filmati più divertenti in giro per il web affidando il commento al dj Albertino, mescolando le più recenti tipologie espressive di internet con il più giovanile dei media tradizionali, la radio.
Sul piano della fiction narrativa l’esperimento più interessante arriva da Israele. E’ stato infatti presentato Screenz (Lollipop Productions), un serial di 13 episodi che racconta storie di segreti, amori e bugie di un gruppo di personaggi attraverso le web-cam che utilizzano per comunicare. I frammenti di comunicazione gradualmente si prendono forma, e l’interazione attraverso il computer iventa il banco di prova delle relazioni umane, la web-cam trasforma e amplifica la freddezza di alcuni rapporti e la profonda intimità di altri.

Davide Di Santo da www.iltempo.it

Link all’articolo: http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/07/21/905143-nella_rete_quando_internet_entra_nella_fiction.shtml

Sangue e ‘L’Arena’

corrida

Dopo la multa rifilata alla rai aver mandato

in onda lost giudicato troppo violento dall’authority

si può tirare un sospiro di sollievo:

anche domenica in è fuorilegge…

http://www.iltempo.it/2008/02/19/842655-codice_minori_violazioni_2007_anche_domenica.shtml

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